Compensi per CTU: come evitare problemi…

By | Luglio 25, 2016

compensi per CTUUltimamente, mi stanno arrivando molte domande su come incassare i compensi per CTU (o Perito d’Ufficio), senza cadere in alcuni problemi tipici.

Immagino che ci siano tante persone interessate a questo argomento.

E, visto che è un argomento molto delicato e molto complesso, ho deciso di scrivere questo articolo.

Quale procedura, dunque, bisogna seguire per incassare il meritato compenso, dopo aver svolto il nostro incarico da CTU?

Te lo spiego subito 😉 .

Il primo passo è la redazione dell’istanza liquidazione compenso CTU.

L’istanza di liquidazione è un documento con il quale chiediamo al Giudice che ci venga riconosciuto un certo compenso per la nostra attività.

Tutti i compensi per CTU sono chiesti con questa modalità.

Nel chiedere il compenso, dobbiamo, innanzitutto, informare il Giudice di quale criterio abbiamo seguito.

Se vuoi approfondire i criteri per determinare i compensi per CTU, ne parlo approfonditamente in questo articolo.

Qui ne faccio un breve cenno.

I criteri sono tre:

  • compenso fisso;
  • compenso a percentuale;
  • compenso a vacazione;

e sono alternativi tra loro.

Ossia, è possibile applicare uno solo dei criteri.

Il D.M. 30.05.2002, spiega come individuare il criterio più opportuno.

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Tutto questo nel caso in cui l’incarico di CTU (o Perito d’Ufficio) verta su un solo quesito.

Vi sono molti incarichi in cui i quesiti sono multipli.

In questi casi, l’applicazione del criterio più opportuno va individuata quesito per quesito.

Così, può succedere che per un quesito debba essere applicato il criterio a percentuale, per un altro quello delle vacazioni, ecc..

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Una volta individuato il criterio e fatti i relativi calcoli, bisogna, poi, aggiungere tutte le spese sostenute per svolgere l’incarico, quindi:

  • spese telefoniche;
  • spese per collaboratori;
  • spese per acquisizione documenti;
  • spese per eventuali indagini;
  • spese di trasporto;
  • ecc..

Di solito, l’istanza di liquidazione viene depositata contestualmente al deposito della relazione peritale.

Questa è la prassi:

ma non è l’unica alternativa per chiedere compensi per CTU.

L’alternativa è depositarla in un momento successivo, entro 100 giorni.

Questa, tuttavia, non è un’alternativa consigliabile, in quanto fai slittare inutilmente i tempi.

Inoltre, potresti creare disagi al Giudice.

Infatti, tutti i Giudici sono abituati a ricevere l’istanza di liquidazione dei compensi per CTU  contestualmente alla relazione.

Ho voluto parlare dell’alternativa solo per completezza, ma è meglio depositare insieme relazione e istanza di liquidazione.

Dunque, nel momento in cui il Giudice riceve l’istanza di liquidazione, valuta la relazione e la complessità dell’incarico ed emette il Decreto di Liquidazione.

In questo Decreto, il Giudice stabilisce il compenso che deve essere riconosciuto al CTU.

Nella maggior parte dei casi, se l’istanza di liquidazione è stata preparata bene, il Giudice si attiene a quanto proposto dal CTU; al limite, taglia un po’ del compenso, mentre le spese sono quasi sempre approvate e liquidate per intero.

Di solito, quando il Giudice taglia i compensi per CTU,  lo fa per uno o più di questi motivi:

  1. perché ritiene di ridurre l’importo base per il calcolo a percentuale;
  2. perché non riconosce le maggiorazioni proposte dal CTU: ad esempio, può succedere che il CTU proponga maggiorazioni perché l’incarico è risultato complesso, ma il Giudice non ritenga la complessità tale da giustificare la maggiorazione del compenso;
  3. perché ritiene che la causa è di valore indeterminabile e, dunque, non può essere applicato il criterio a percentuale ma quello delle vacazioni.

Una volta emesso, il Decreto di liquidazione viene notificato sia al CTU sia a tutte le parti in causa.

Il Decreto, oltre all’indicazione del compenso e delle spese, stabilisce anche la parte a cui tocca anticipare il pagamento del CTU.

Quasi sempre è la parte che ha promosso il giudizio; in alcuni casi, il Giudice stabilisce che a pagare siano tutte le parti in solido tra di loro.

Attenzione: “in solido” non significa equamente suddiviso tra la parti!

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Significa che l’obbligo di pagare i compensi per CTU è in capo a tutte le parti in causa!

E ci rimane finché l’intero pagamento non viene effettuato!!!

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Per capirsi, può succedere che una parte in causa versi il “suo” 50% e l’altra no: in questo caso, la prima resterebbe, comunque, obbligata (con l’altra) al pagamento del restante 50%!

Una volta ricevuto il Decreto di liquidazione, si può preparare la fattura, intestandola alla parte che deve anticipare.

Nel caso in cui le parti siano obbligate in solido, conviene suddividere l’importo, come forma di cortesia, ma comunicare che il vincolo di solidarietà esiste finché l’intero importo non verrà saldato.

Una delle cose a cui prestare attenzione è che le parti possono opporsi alla determinazione che ha fatto il Giudice (in realtà può farlo anche il CTU).

Per cui, può succedere che, dopo aver emesso fattura e magari riscosso il compenso, una delle parti (non necessariamente quella che ha pagato) decida di fare opposizione al Decreto di Liquidazione.

Il rischio è quello di dover restituire il compenso, se l’opposizione viene accolta.

Ci sono delle soluzioni per ovviare a tutto questo: le descrivo nella mia Guida PeritoInForma TM.

Dalle un’occhiata subito, prima di ritrovarti nella brutta situazione di dover restituire i tuoi compensi per CTU (magari dopo averli già spesi).

…e che sia un’ottima consulenza.

Michele Dimonte

PeritoInForma TM– La Guida Pratica per Consulenti Tecnici Giudiziari

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