Come impiegare i compensi delle CTU

By | luglio 20, 2016

Negli ultimi tempi si fa un gran parlare dei compensi delle CTU e del fatto che, in molti casi, siano bassi.

compensi delle CTU

Questo discorso è piuttosto frequente soprattutto in ambito immobiliare, ove gli ultimi provvedimenti legislativi in materia di compensi per le CTU, appaiono penalizzanti nei confronti dei consulenti tecnici.

 

Non entro nel merito, ma prendo spunto da questa situazione per affrontare un tema strettamente legato.

Parliamo di:

 gestione personale dei compensi delle CTU.

In realtà, è un tema che non riguarda solo i compensi in ambito CTU, ma è molto più ampio; solo che, in ambito CTU è ancora più importante, come ti spiegherò nel seguito.

 

 

È un articolo lungo, da rileggere anche più volte.

Per cui, se ti senti pronto…cominciamo!

Per prima cosa, ti sottolineo un aspetto molto importante:

che siano alti o bassi, una corretta gestione dei compensi fa tutta la differenza del mondo.

Un piccolo compenso oggi, può diventare, nel tempo, una grande somma.

Sicuramente, è importante l’ammontare del compenso.

Ma è ancora più importante la sua corretta gestione, ossia il come si impiega quella somma di denaro.

Se spendi qualunque somma che entra nel tuo portafoglio, è chiaro che qualsiasi compenso sarà sempre basso, perché non ti rimarrà mai nulla.

Essere accurati, nell’impiegare le somme a disposizione, alla lunga può far la differenza fra uno stile di vita agiato/ benestante ed uno stile di vita stentato, qualunque sia la condizione di partenza.

Ci sono tantissime testimonianze in tal senso e ne parlano tutti i formatori in ambito finanziario.

La corretta gestione del denaro è molto più importante di quanto se ne guadagna.

È vero, partire da una base di guadagni alti è importante.

Però, a parità di bravura nel gestire il denaro, c’è una sola differenza tra chi parte da una base di guadagni alti e chi, invece, parte da somme più piccole:

è il tempo impiegato per arrivare a una condizione di benessere o di agiatezza, che nel primo caso sarà più breve.

Scarica GRATIS il Dizionario del Consulente Tecnico Giudiziario

Ricevi anche un BONUS: un file editabile per il calcolo compensi CTU.

CLICCA QUI (o sull’immagine del dizionario) per scaricarli.

 

 

Ma cosa c’entra tutto questo discorso con il mondo delle CTU?

C’entra, eccome!

Te lo spiego subito.

Se gli importi in questione sono bassi (come nel caso dei compensi delle CTU), diventa ancora più importante la loro corretta gestione.

Si tratta di piccole somme e quindi non c’è molto margine d’errore:

la gestione dei compensi delle CTU deve essere impeccabile!

Se dovessi chiedere a 100 CTU come intendono impiegare i soldi provenienti dai compensi delle CTU, riceverei 100 risposte diverse.

Ognuno ha il suo personalissimo modo di vedere le cose ed è così anche per il denaro.

Molti, in realtà, nemmeno ci pensano: semplicemente non si occupano della gestione del denaro e tendono a spenderlo in maniera “casuale” e/o quando serve.

C’è però una base comune a tutti gli approcci: ossia il fatto che, in qualsiasi caso, il denaro sarà sottoposto ad una combinazione di destinazioni finali.

Cosa voglio dire?

Sostanzialmente, il denaro può avere quattro diverse destinazioni finali.

  1. Può essere speso per le necessità della quotidianità (inclusi svaghi, sfizi, ecc.);
  2. Può essere investito per formarsi e, quindi, crescere nella professione, per poi “rivendere” le nuove competenze acquisite;
  3. Può essere accumulato e successivamente impiegato in investimenti che generano interessi e/o rendite;
  4. Può essere donato in beneficenza (in svariati modi).

Queste sono le quattro destinazioni finali: quanto denaro si riversa in ciascuna delle quattro destinazioni finali determina il personale modo di gestirlo.

 

Scarica GRATIS il Dizionario del Consulente Tecnico Giudiziario

Ricevi anche un BONUS: un file editabile per il calcolo compensi CTU.

CLICCA QUI (o sull’immagine del dizionario) per scaricarli.

 

 

In pratica, dunque, una volta acquisito il denaro, viene individuato, consapevolmente o inconsapevolmente, un criterio di suddivisione dello stesso nelle quattro destinazioni finali.

In linea generale, la cosa migliore sarebbe tagliare le spese per le necessità della quotidianità.

A volte può bastare davvero poco: una pizza in meno, qualche caffè in meno, qualche spesa scema in meno, ecc.

I soldi così risparmiati andrebbero poi impiegati in investimenti ed in formazione:

  • in investimenti perché generano rendite che, a lungo andare, integrano il nostro reddito;
  • in formazione perché aumentano il nostro valore professionale e, di conseguenza, i nostri compensi (ad esempio nelle CTP, che non hanno vincoli tariffari come le CTU e/o in altri ambiti della professione).

Se credi che le somme così risparmiate possano essere esigue, ti faccio un piccolo esempio numerico e concreto.

Se rinunci ad un caffè al giorno, in un mese risparmierai 30 euro, ossia 360 euro in un anno, ossia 7.200 euro (!) in 20 anni.

Questo solo con i caffè!

Pensa a tutte le spese inutili che fai ogni mese (prova a conservare gli scontrini di tutte le spese che fai e te ne renderai conto)

 

Ok, questa è la teoria vediamo nella pratica…

Come si possono impiegare i compensi delle CTU .

La cosa più importante in assoluto è avere disciplina: decidere un criterio di suddivisione e mantenerlo SEMPRE, indipendentemente da cosa sta succedendo attorno.

(Anche se quel giorno non abbiamo di che mangiare oppure, al contrario, se quel giorno abbiamo altri incassi e quindi ci viene la tentazione di spenderli).

Per individuare un criterio occorre tener conto di  alcune variabili.

La prima variabile è la propria personalità; ci sono persone più inclini al risparmio o all’accumulo per investimenti; ce ne sono altre più orientate al “qui e ora”, quindi a godersi un po’ di più la vita, magari trascurando un po’ il risparmio.

Sono tutte personalità rispettabili: ogni approccio è legittimo. Ognuno di noi deve trovare quello più adatto alle sue esigenze.

La seconda variabile è il numero di incarichi: un conto è avere un incarico di CTU all’anno, con un compenso di 1000 euro; un altro è avere decine di incarichi all’anno. È chiaro che stiamo parlando di somme molto diverse e, quindi, sono più numerose le possibilità di scelta.

La terza variabile è la propria visione dell’attività di consulente tecnico giudiziario: alcuni la vedono come attività part- time per arrotondare, altri la vedono come attività a lungo termine e a tempo pieno.

(In questo caso, poiché non è possibile ricevere incarichi di CTU con continuità, ci si orienta anche e soprattutto sugli incarichi di CTP).

Sia nel primo, sia nel secondo caso, un certo tipo di personalità potrebbe optare per risparmiare completamente gli introiti da quell’attività part time per accumularli ed investirli; oppure, di converso, un altro tipo di personalità potrebbe scegliere di spendere quei compensi per le necessità della quotidianità.

Si possono trovare diverse combinazioni intermedie tra questi due approcci estremi.

Negli anni ho individuato ed affinato un mio criterio personale: lo condivido perché possa essere uno spunto o un modello da copiare pari- pari.

Io faccio sempre così.

Individuo la somma  €1000,00 come linea di confine tra compensi piccoli e compensi importanti.

Pr cui, tutti gli incassi sotto € 1.000,00 sono considerati piccoli e viceversa.

Quando incasso un compenso piccolo, non ne spendo nulla per le necessità della quotidianità.

Ne destino il 50% in formazione, il 40% in investimenti e il restante 10% in beneficenza.

Viceversa, per compensi grandi, destino il  40% in investimenti, il 10 % in beneficenza ed il restante 50 % diviso a metà tra formazione e spese quotidiane.

Nel mio caso, poiché ricevo molti incarichi di CTP, posso permettermi anche di spendere meno in formazione e puntare più sugli investimenti.

Magari, se fossi all’inizio della carriera o di un nuovo percorso professionale spenderei molto di più in formazione.

Un altro criterio, che usa un mio amico è quello del 3 x 30 +10: ossia, per qualsiasi incarico, piccolo o grande, destina il 30% in formazione, il 30% in investimenti, il 30% in spese quotidiane ed il restante 10% in beneficenza.

Le possibili combinazioni sono infinite: l’importante è stabilirne una e seguirla costantemente.

Perché devi avere un criterio?

Per due motivi:

  1. poiché i compensi delle CTU sono bassi, devi essere ferreo nel gestirli, perché non hai margine d’errore: se non hai un criterio li sperperi nel giro di pochi giorni;
  2. perché devi stare attento alla tua… gallina.

Si, non sto scherzando.

Gestire il denaro è un po’ come allevare una gallina.

 

Se la ammazzi e la mangi, sarai sazio oggi, ma poi non avrai le uova che ti avrebbe fatto ogni giorno e di cui ti saresti sfamato.

Nel caso del denaro, la gallina è rappresentata dagli investimenti che generano rendite e interessi (uova).

Per cui la somma destinata ad investimenti non va mai spesa (equivarrebbe ad ammazzare la gallina).

Con le uova puoi mangiare tutti i giorni (le spese della quotidianità).

E se le dai nutrimento (ossia se investi in formazione), la gallina cresce più in fretta e più robusta e può darti più uova (da cui potrebbero nascere altre galline…).

Per cui non sottovalutare mail la gestione dei compensi per le CTU.

E la prossima volta che credi siano bassi, datti la possibilità di pensare in modo diverso 😉 .

…e che sia un’ottima consulenza.

Michele Dimonte

PeritoInForma TM– La Guida Pratica per Consulenti Tecnici Giudiziari

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *